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Ventunesima edizione del Treno della Memoria
   
Un progetto che educa alla memoria e alla complessità


   

 

Ventunesima edizione
del Treno della 
Memoria
Un progetto che educa alla memoria e alla complessità
 

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 Presidente di Tdf Mediterranea

e Direttrice del Prog. “Treno della Memoria” 

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Anche quest’anno, il progetto Treno della Memoria torna a lanciare ai ragazzi e alle ragazze, che hanno deciso di intraprendere il viaggio sui sentieri della memoria, il proprio messaggio di pace. 

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Giunto alla sua ventunesima edizione, il progetto ha coinvolto anche quest’anno circa cinquemila giovani a livello nazionale, con un’equa distribuzione in tutte le aree del Paese. Un segnale forte che, ancora una volta, evidenzia l’importanza di un lavoro serio, strutturato e, quanto più possibile, continuativo sui temi della memoria e della cittadinanza attiva. 

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Lo si ripete continuamente nei momenti che precedono la partenza, ma lo si comprende a pieno solo quando i bagagli sono in viaggio verso Cracovia: il Treno della Memoria non è una gita! Alcuni lo hanno definito un pellegrinaggio laico, altri un momento imprescindibile nella formazione dei cittadini e delle cittadine di oggi e di domani, altre hanno parlato di un viaggio che racconta l’animo umano. 

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Si viaggia per analizzare, per non dimenticare le responsabilità del passato, ma si viaggia soprattutto per avere nuove lenti attraverso le quali leggere il presente e le contraddizioni che lo attraversano. 

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In viaggio con il Treno della Memoria, i ragazzi e le ragazze scoprono che attraversare Auschwitz non significa solo varcare i cancelli del luogo della vergogna del Novecento europeo, ma significa anche riappropriarsi di quei valori democratici che, proprio per rispondere a quell’orrore, hanno, nella seconda metà del Novecento, dato vita alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e gran parte delle costituzioni moderne. Per dare corpo e sostanza a quel “mai più” si è affermato, per la prima volta, il valore universale della dignità dell’uomo. 

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I luoghi della memoria hanno oggi, forse ancor più che in altri momenti storici, la forza e la credibilità per lanciare un messaggio di pace che supera qualsiasi periodo storico e qualsiasi confine territoriale. Sono i luoghi che ci ricordano cosa gli essi umani sono stati in grado di fare e cosa hanno promesso di non ripetere. Da quegli stessi luoghi, con il Treno della Memoria o qualsiasi altro progetto sulla memoria che educhi ai diritti umani e alla pace, si vuole provare a rilanciare l’impegno di una cittadinanza che sappia essere vigile sul presente, che sappia rifuggire dalla retorica degli eroi e sappia riappropriarsi del senso di responsabilità di cittadini che svolgono il proprio ruolo nella comunità. 

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Mentre il mondo intorno a noi sembra tornare a parlare il linguaggio della forza bruta e sembra riproporre la “legge del più forte”, come unico strumento per risolvere qualsiasi forma di controversia, mentre si banalizzano tutti i processi storici, mentre sembriamo perdere consapevolezza di cosa sia stato il nostro passato, è proprio in questo momento che la memoria è chiamata al proprio ruolo: educare alla complessità, per rifuggire da risposte semplici (e spesso fallaci) e slogan, e riacquisire capacità di analisi. Solo in questo modo si tornerà a fare esercizio di pensiero critico, indispensabile per la crescita di Paesi democratici e in grado di essere solido presidio contro qualsiasi forma di sopraffazione e discriminazione. 

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Mentre continua, ormai da anni, a imporsi la narrazione degli uomini e delle donne sole al comando, degli eroi chiamati a risolvere tutti i problemi, il Treno della Memoria vuole tornare a parlare di “comunità responsabili” e, per farlo, quest’anno ha deciso di raccontare la storia di Le Chambon-sur-Lignon: un villaggio, nel Sud della Francia, che pur sotto l’occupazione del regime di Vichy e pur sottoposto alle restrizioni e alle violenze della guerra, ha deciso di essere luogo di accoglienza e di protezione per migliaia di persone in fuga. Non un uomo o una donna soli, ma comunità che ha saputo essere giusta. 

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Una delle ragazze pugliesi, al termine del proprio percorso, immaginando di rivolgersi ad un futuro viaggiatore del Treno della Memoria, ha scritto sul proprio taccuino di viaggio: “Quando scenderai dal treno, non sarai una persona diversa: sarai la stessa, ma con uno sguardo più attento. È questo il cambiamento più grande. Porta con te una cosa da questo viaggio: non l’idea di ricordare per dovere ma il coraggio di non voltarti dall’altra parte. Mai. Il resto verrà da sé. Buon viaggio”. 

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La memoria non come monile da spolverare nelle occasioni importanti, ma come pratica quotidiana. Questa è stata, ancora una volta, la sfida del Treno della Memoria.

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