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Conferenza

Programmatica

per la Scuola

Le competenze trasversali
non disciplinari

Un'opportunità da non perdere

Le competenze trasversali

non sostituiscono gli apprendimenti

di base: li rafforzano e ne sono sostenute.

Integrate nella didattica, possono innalzare i risultati e ridurre i divari, purché ricerca e scuola propongano soluzioni concrete, verificabili

e sostenibili. 

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Presidente dell’Istituto INVALSI(1). 

Componente del Governing Board del PISA

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Il dibattito sulle competenze trasversali viene spesso presentato come una novità. In realtà, l’idea che l’educazione debba riguardare la persona nella sua interezza appartiene alla migliore tradizione pedagogica europea. Già la Ratio studiorum dei gesuiti, pubblicata nel 1599, collegava i saperi alla formazione del carattere, alla capacità di giudizio e alla responsabilità personale. Pur senza sovrapporre categorie nate in epoche diverse, quel richiamo mostra che la scuola non è mai stata soltanto trasmissione di contenuti. Oggi occorre tradurre tale aspirazione in pratiche adatte a una società complessa e tecnologicamente avanzata, senza rinunciare alla funzione primaria dell’istruzione. 

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Con espressioni non equivalenti, si parla di competenze socio-emotive, non cognitive, trasversali o soft skills per indicare capacità quali autoregolazione, perseveranza, collaborazione, comunicazione, pensiero critico, creatività e attitudine ad affrontare problemi nuovi. I quadri internazionali hanno chiarito questi costrutti, mostrandone la relazione con il benessere, la partecipazione sociale e il successo formativo. La varietà delle definizioni invita tuttavia alla prudenza: un nome suggestivo non trasforma una qualità umana in un obiettivo osservabile. Servono riferimenti teorici espliciti, percorsi intenzionali e strumenti capaci di documentare i cambiamenti(2). 

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Il punto decisivo è evitare un cortocircuito culturale: considerare queste competenze come un’alternativa agli apprendimenti disciplinari. La contrapposizione è infondata e danneggia soprattutto gli studenti più fragili. Non esiste pensiero critico senza qualcosa da conoscere e discutere; non vi è comunicazione efficace senza padronanza linguistica; non si risolve un problema senza i concetti necessari a comprenderlo; persino la creatività si alimenta di tecniche ed esperienze. Le rilevazioni sul pensiero creativo ne confermano l’associazione con la qualità degli apprendimenti, senza autorizzare semplicistiche conclusioni causali(3). 

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Le conoscenze di base sono dunque il terreno sul quale le competenze trasversali acquistano consistenza. La lettura apre a prospettive diverse; la matematica abitua a controllare ipotesi e perseverare davanti all’errore; le scienze educano alla verifica; la storia insegna a valutare fonti e interpretazioni. Senza questo patrimonio, collaborazione, resilienza e creatività restano formule prive di oggetto. Anche selezionare informazioni attendibili, comprendere dati o utilizzare consapevolmente l’intelligenza artificiale presuppone competenze linguistiche, matematiche, scientifiche e culturali adeguate(4). 

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La relazione opera anche nella direzione opposta. Autoregolazione, motivazione, fiducia nella possibilità di migliorare, cooperazione e gestione della frustrazione rendono più accessibili e duraturi gli apprendimenti. Le competenze non disciplinari possono quindi essere propedeutiche all’innalzamento dei risultati. È questa la grande opportunità: non alleggerire la richiesta educativa, ma creare condizioni migliori per affrontarla. Problemi autentici, lettura e argomentazione, laboratori e progetti interdisciplinari integrano le due dimensioni: il contenuto fornisce lo scopo dell’azione, la componente trasversale ne migliora qualità e trasferibilità. 

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Questa prospettiva può ridurre divari sociali, territoriali, culturali, di genere e legati alle condizioni personali. Le competenze socio-emotive incidono sul modo in cui gli studenti utilizzano le opportunità scolastiche e possono attenuare il peso delle condizioni di partenza. Non è però una compensazione automatica: interventi episodici, affidati alle risorse familiari o costosi possono ampliare le distanze. L’equità richiede azioni precoci e inserite nel curricolo, docenti preparati e attenzione ai risultati raggiunti soprattutto da chi dispone di minori risorse culturali(5). 

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La finalità inclusiva va collocata entro una visione equilibrata della cittadinanza. I diritti individuali sono una conquista irrinunciabile, ma una loro crescita pretenziosa e solipsistica, separata da responsabilità e doveri, indebolirebbe il patto educativo. La scuola forma persone libere insegnando che la libertà si esercita nella reciprocità: studiare con impegno, rispettare il lavoro altrui, contribuire alla classe, accettare regole motivate e rispondere delle proprie scelte. Lo sviluppo personale acquista pieno significato quando incontra l’interesse collettivo; empatia e cooperazione diventano così componenti di una cittadinanza consapevole e solidale. 

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La Legge 19 febbraio 2025, n. 22 rappresenta perciò un passaggio positivo. Riconosce le competenze non cognitive e trasversali come parte delle attività educative, collegandole all’integrazione dei saperi, al successo formativo e al contrasto della povertà educativa e della dispersione. Prevede formazione dei docenti, mappatura delle esperienze e una sperimentazione nazionale volta a individuare pratiche e strumenti di valutazione. È significativo che non istituisca una materia separata, ma promuova un lavoro trasversale nel rispetto dell’autonomia scolastica(6). 

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Su questo terreno, ricerca e accademia hanno una responsabilità non delegabile: trasformare concetti promettenti in proposte attuabili e verificabili. Tassonomie raffinate e formulazioni astratte non bastano se non chiariscono attività, tempi, professionalità ed esiti attesi. Ogni modello deve misurarsi con la formazione necessaria, il lavoro degli insegnanti, le differenze tra contesti, l’accessibilità, l’affidabilità degli strumenti e i costi. La sostenibilità economica non è estranea alla qualità scientifica: permette a un’innovazione efficace di raggiungere tutti e durare nel tempo. 

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Occorre una ricerca che assuma la concretezza come criterio di valore: costruire interventi con le scuole, esplicitarne le ipotesi e verificarne gli effetti sugli apprendimenti, sulla partecipazione e sui divari. Serve una cultura della verifica, capace di distinguere ciò che l’intervento ha prodotto da ciò che molto probabilmente sarebbe avvenuto comunque. Le indagini internazionali sulle competenze socio-emotive offrono quadri e misure utili, ma non sostituiscono la progettazione didattica né autorizzano ricette universali(7). 

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Cogliere questa opportunità richiede una scelta culturale e operativa. Le competenze trasversali devono attraversare l’insegnamento, innalzare la qualità dell’esperienza scolastica e sostenere l’emancipazione individuale entro un saldo orizzonte di responsabilità comune. Fondate su apprendimenti robusti e promosse con soluzioni realistiche, possono rendere il sapere più vivo e capace di orientare l’azione. 

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(1) Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Le opinioni espresse sono da attribuirsi all’autore e non impegnano la responsabilità dell’Istituto di appartenenza. 

(2) OECD, Beyond Academic Learning: First Results from the Survey on Social and Emotional Skills, OECD Publishing, Paris, 2021, https://doi.org/10.1787/92a11084-en; European Commission, Key Competences for Lifelong Learning, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2018. 

(3) INVALSI, OCSE PISA 2022. Creative Thinking, Rapporto nazionale, Roma, 2024. 

(4) European Commission, DigComp 2.2: The Digital Competence Framework for Citizens, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2022; IEA, ICILS 2023 International Report: An International Perspective on Digital Literacy, Amsterdam, 2024. 

(5) James J. Heckman e Tim Kautz, Hard Evidence on Soft Skills, Labour Economics, 19(4), 2012, pp. 451-464. 

(6) Legge 19 febbraio 2025, n. 22. 

(7) OECD, Beyond Academic Learning: First Results from the Survey on Social and Emotional Skills. 

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