top of page

Conferenza

Programmatica

per la Scuola

Il futuro non si prevede. Si costruisce. La scuola, i bambini e i ragazzi, chi insegna, chi dirige le scuole, il personale ATA ed educativo alimentano conoscenza, che è il fondamento necessario su cui costruire sviluppo economico, coesione sociale e qualità della democrazia. 

​

Serve allora una politica nazionale per la scuola non costretta nei limiti angusti della polemica di parte, ma capace di guardare con lungimiranza, e ricercando la più ampia condivisione, almeno ai prossimi dieci anni. 

Stabilire obiettivi condivisi significa programmare l’investimento di risorse, allineando almeno il Paese alla media della spesa per l’istruzione in ambito OCSE. È la premessa per affrontare e risolvere la questione salariale, superare strutturalmente il precariato, investire sulla formazione, riconoscere le professionalità, accompagnare l’innovazione e proteggere la presenza della scuola nei territori. 

​

La scuola del futuro dipenderà dall’interazione fra istituzioni, lavoratori, studenti, famiglie, comunità, ricerca, economia e società civile. La CISL Scuola deve conservare e trasmettere la propria passione, coinvolgere nuove persone, dare spazio ai giovani, formare nuovi dirigenti sindacali ed essere presente nelle scuole ogni giorno, costruendo fiducia. 

Vogliamo una scuola capace di futuro perché crediamo in un Paese capace di futuro, con la consapevolezza che nessuno, da solo, può costruire tutto questo, ma che insieme possiamo incidere, migliorare una condizione di lavoro, difendere un diritto e restituire fiducia a chi l’ha perduta. Il futuro dipende sempre, prima di tutto, dalle nostre scelte. 

pagina 28 - taglia parte del soffitto.jpg

NE PARLANO

​

Gabriele Benassi

L'intelligenza artificiale in classe

​

 

Le opportunità (e i rischi) dell’IA a scuola

sono legati a come viene utilizzata: il pericolo emerge quando lo studente rimane solo davanti allo schermo, senza gli anticorpi critici necessari per riconoscere

i limiti statistici degli algoritmi e il rischio epistemico. Una scuola che utilizzi bene

l'IA deve investire nella presenza umana

e nella qualità della relazione educativa.

​

Michela Marzano

Trasmettere il senso

Educare gli adolescenti nel tempo dell'incertezza

 

Di fronte alla fragilità degli adolescenti,

educare non significa soltanto trasmettere competenze, ma creare le condizioni perché ciascuno possa

cercare un senso, imparare ad abitare la complessità

e scoprire, attraverso la relazione con gli altri,

la propria strada nel mondo. 

​

Francesco Profumo

La Scuola Generativa.

Educare il futuro della Repubblica

​

​La Scuola Generativa valorizza chi vi lavora e usa l’IA per restituire tempo alla relazione educativa.

Trasforma il dividendo demografico in qualità

e fonda un nuovo patto tra scuola e Repubblica:

il diritto di ogni persona ad apprendere per tutta

la vita, da zero a novantanove anni. 

Maria Rita Testa

La scuola nell'inverno demografico

Studenti, docenti e territori nell'Italia

dei prossimi 25 anni

 

Il nostro paese è interessato da una transizione demografica caratterizzata da riduzione

e invecchiamento della popolazione

e dalla diminuzione di quella in età lavorativa.

Queste dinamiche avranno conseguenze importanti

sul sistema scolastico italiano. 

​

Luigino Bruni

Il futuro (della scuola) ha un cuore antico

​

 

La scuola italiana della generazione dei boomers

aveva un vantaggio competitivo su tutto il mondo:

un capitale narrativo straordinario e unico,

un patrimonio incalcolabile, che oggi stiamo barattando per tecniche e strumenti, pensando che il mondo

del lavoro ne avrà bisogno. Un monito: il futuro

che ci indicano le imprese e i consulenti del presente

è solo immaginato.

​

Emmanuele Massagli

Merito e scuola, oltre ogni equivoco

​

 

Occorre sottrarre il concetto di merito sia

alla retorica meritocratica, sia a una malintesa cultura dell’indifferenza. La prima attribuisce all’individuo

tutta la responsabilità di successi o fallimenti.

La seconda non riconosce impegno e responsabilità. Tra questi due estremi c’è lo spazio della relazione educativa in cui a ciascuno è chiesto di dare il meglio di sé, ma nessuno è lasciato solo nel tentativo di farlo.​

​

Roberto Ricci

Le competenze trasversali e non disciplinari

Un'opportunità da non perdere

 

Le competenze trasversali non sostituiscono

gli apprendimenti di base: li rafforzano e ne sono sostenute. Integrate nella didattica, possono innalzare

i risultati e ridurre i divari, purché ricerca e scuola propongano soluzioni concrete, verificabili

e sostenibili. 

​

Raffaele Mantegazza

Diventare giovani

I difficili percorsi di una identità da ripensare

 

Per poter affrontare in modo pedagogicamente corretto il tema della gioventù, occorre tenere presente tutto

il lasso dell’età evolutiva. Solo concentrandoci contemporaneamente sull’infanzia, sull’adolescenza

e sull’età adulta è possibile pensare a una pedagogia della gioventù che non infantilizzi i giovani e non faccia perdere loro la flessibilità e la creatività

che li caratterizza.

​Damiano Previtali

La sperimentazione nazionale                      

sulle competenze trasversali

Cosa c'è da sapere?

 

Le istituzioni scolastiche hanno aderito in modo massiccio alla sperimentazione nazionale sulle competenze non cognitive e trasversali (L. 22/2025), determinando il movimento spontaneo più partecipato mai registrato per un’innovazione didattica ex art. 11. Un’adesione che merita di essere analizzata,

compresa e seguita perché riguarda le competenze

per la persona e, in definitiva, per il futuro del Paese.

​

Francesco Seghezzi

Le competenze non bastano

Formare persone nell'età dell'AI

 

L’AI non cambia solo i lavori, ma anche il modo

in cui si formano competenze e giudizio.

Se automatizza le attività iniziali, rischia di indebolire l’apprendimento dei giovani. La sfida è progettare scuola e lavoro perché la tecnologia sostenga,

e non sostituisca, i processi di crescita nel lavoro. 

Ricevi "Scuola e Formazione WEB" 

GRAZIE per esserti registrato!

bottom of page