Conferenza
Programmatica
per la Scuola
Il futuro non si prevede. Si costruisce. La scuola, i bambini e i ragazzi, chi insegna, chi dirige le scuole, il personale ATA ed educativo alimentano conoscenza, che è il fondamento necessario su cui costruire sviluppo economico, coesione sociale e qualità della democrazia.
Serve allora una politica nazionale per la scuola non costretta nei limiti angusti della polemica di parte, ma capace di guardare con lungimiranza, e ricercando la più ampia condivisione, almeno ai prossimi dieci anni.
Stabilire obiettivi condivisi significa programmare l’investimento di risorse, allineando almeno il Paese alla media della spesa per l’istruzione in ambito OCSE. È la premessa per affrontare e risolvere la questione salariale, superare strutturalmente il precariato, investire sulla formazione, riconoscere le professionalità, accompagnare l’innovazione e proteggere la presenza della scuola nei territori.
La scuola del futuro dipenderà dall’interazione fra istituzioni, lavoratori, studenti, famiglie, comunità, ricerca, economia e società civile. La CISL Scuola deve conservare e trasmettere la propria passione, coinvolgere nuove persone, dare spazio ai giovani, formare nuovi dirigenti sindacali ed essere presente nelle scuole ogni giorno, costruendo fiducia.
Vogliamo una scuola capace di futuro perché crediamo in un Paese capace di futuro, con la consapevolezza che nessuno, da solo, può costruire tutto questo, ma che insieme possiamo incidere, migliorare una condizione di lavoro, difendere un diritto e restituire fiducia a chi l’ha perduta. Il futuro dipende sempre, prima di tutto, dalle nostre scelte.

NE PARLANO
Le opportunità (e i rischi) dell’IA a scuola
sono legati a come viene utilizzata: il pericolo emerge quando lo studente rimane solo davanti allo schermo, senza gli anticorpi critici necessari per riconoscere
i limiti statistici degli algoritmi e il rischio epistemico. Una scuola che utilizzi bene
l'IA deve investire nella presenza umana
e nella qualità della relazione educativa.
Di fronte alla fragilità degli adolescenti,
educare non significa soltanto trasmettere competenze, ma creare le condizioni perché ciascuno possa
cercare un senso, imparare ad abitare la complessità
e scoprire, attraverso la relazione con gli altri,
la propria strada nel mondo.
La Scuola Generativa valorizza chi vi lavora e usa l’IA per restituire tempo alla relazione educativa.
Trasforma il dividendo demografico in qualità
e fonda un nuovo patto tra scuola e Repubblica:
il diritto di ogni persona ad apprendere per tutta
la vita, da zero a novantanove anni.
La scuola nell'inverno demografico
Studenti, docenti e territori nell'Italia
dei prossimi 25 anni
Il nostro paese è interessato da una transizione demografica caratterizzata da riduzione
e invecchiamento della popolazione
e dalla diminuzione di quella in età lavorativa.
Queste dinamiche avranno conseguenze importanti
sul sistema scolastico italiano.
La scuola italiana della generazione dei boomers
aveva un vantaggio competitivo su tutto il mondo:
un capitale narrativo straordinario e unico,
un patrimonio incalcolabile, che oggi stiamo barattando per tecniche e strumenti, pensando che il mondo
del lavoro ne avrà bisogno. Un monito: il futuro
che ci indicano le imprese e i consulenti del presente
è solo immaginato.
Occorre sottrarre il concetto di merito sia
alla retorica meritocratica, sia a una malintesa cultura dell’indifferenza. La prima attribuisce all’individuo
tutta la responsabilità di successi o fallimenti.
La seconda non riconosce impegno e responsabilità. Tra questi due estremi c’è lo spazio della relazione educativa in cui a ciascuno è chiesto di dare il meglio di sé, ma nessuno è lasciato solo nel tentativo di farlo.
Le competenze trasversali non sostituiscono
gli apprendimenti di base: li rafforzano e ne sono sostenute. Integrate nella didattica, possono innalzare
i risultati e ridurre i divari, purché ricerca e scuola propongano soluzioni concrete, verificabili
e sostenibili.
Per poter affrontare in modo pedagogicamente corretto il tema della gioventù, occorre tenere presente tutto
il lasso dell’età evolutiva. Solo concentrandoci contemporaneamente sull’infanzia, sull’adolescenza
e sull’età adulta è possibile pensare a una pedagogia della gioventù che non infantilizzi i giovani e non faccia perdere loro la flessibilità e la creatività
che li caratterizza.
Le istituzioni scolastiche hanno aderito in modo massiccio alla sperimentazione nazionale sulle competenze non cognitive e trasversali (L. 22/2025), determinando il movimento spontaneo più partecipato mai registrato per un’innovazione didattica ex art. 11. Un’adesione che merita di essere analizzata,
compresa e seguita perché riguarda le competenze
per la persona e, in definitiva, per il futuro del Paese.
L’AI non cambia solo i lavori, ma anche il modo
in cui si formano competenze e giudizio.
Se automatizza le attività iniziali, rischia di indebolire l’apprendimento dei giovani. La sfida è progettare scuola e lavoro perché la tecnologia sostenga,
e non sostituisca, i processi di crescita nel lavoro.

