editoriale
Per gli adolescenti
un orizzonte di senso
Isolamento, iperconnessione,
paura del futuro.
Sono fra le più diffuse fragilità
dell’adolescenza, che esprime
però anche grandi potenzialità.
La scuola come presidio
educativo centrale, chiamato
a promuovere relazioni, senso critico
e umanesimo digitale, valorizzando
l’energia positiva dei giovani.

Segretaria Generale
CISL Scuola

Per un’organizzazione sindacale che rappresenta il personale della scuola, ragionare sull’adolescenza, sulle sue complesse problematiche, sulle sue inquietudini, ma anche sulle potenzialità e sulla formidabile energia di cui dispone significa in fondo confrontarsi direttamente con la materia viva del proprio lavoro quotidiano. Penso alla scuola secondaria, che accoglie alunne e alunni in una fascia di età, fra gli 11 e i 19 anni, più o meno coin-cidente con quella fase dell’età evolutiva, le cui criticità e le fragilità sono diventate negli ultimi anni sempre più evidenti e marcate.
Sicuramente su questo ha inciso profondamente l'anomalia del periodo pandemico. Oltre due anni di limitazioni hanno privato gli adolescenti di una normale vita di relazione fatta di amicizie, di incontri e convivialità in presenza, elementi essenziali per una sana maturazione personale.
In quella contingenza così drammatica le tecnologie e gli strumenti della comunicazione in rete ci hanno offerto una via d’uscita dall’isolamento forzato imposto a tutela della nostra e altrui salute, ma se in generale può essere vero che le difficoltà attraversate sono diventate anche opportunità colte e sviluppate positivamente, è altrettanto vero che tutto ciò può aver generato un paradosso epocale: una “solitudine relazionale” nell’epoca delle ipercon-nessioni, capaci di vincere ogni distanza e di rendere possibile una comunicazione davvero globale e senza frontiere.
Più connessi e più soli: lo siamo tutti, forse, ma lo sono in particolare ragazze e ragazzi per i quali la scuola, sotto questo aspetto, diventa allora un luogo di importanza fondamentale non solo per quanto vi si apprende, ma per il suo essere comunità di persone con cui relazionarsi, in cui confrontarsi con identità e ruoli diversi, sperimentando condivisioni ma anche rivalità e conflitti, subendo la tentazione di omologarsi agli stili e ai modelli dominanti, e nello stesso misurandosi con l’ambizione di affermare una propria specifica e distinta individualità.
Su queste dinamiche di natura psicologica si soffermano in modo certamente più competente e approfondito i contributi proposti in questo numero della nostra rivista: io penso si tratti di situazioni di cui vi è in generale una diffusa consapevolezza, che per la scuola si traduce in modo più specifico nell’impegno a elaborare e gestire strategie educative il più possibile efficaci nel sostenere ragazze e ragazzi in un passaggio cruciale della loro crescita. Almeno se crediamo che l’orientamento – cui giustamente devono rivolgersi energie e risorse – non possa limitarsi a indirizzare chi studia verso la scelta dei percorsi formativi più confacenti al proprio talento (termine forse oggi abusato, e tema non sempre correttamente posto), in vista dei futuri sbocchi lavorativi, ma debba farsi carico di una dimensione più complessiva di crescita e maturazione.
In tale ambito rientra certamente, anzi la definirei una priorità nell’attuale contesto, l’azione che la scuola può e deve svolgere per affermare quello che si definisce “umanesimo digitale”, ossia la capacità di utilizzare in modo critico, consapevole, eticamente corretto le tecnologie digitali. Non è certamente casuale la scelta di Papa Leone XIV di dedicare a questi temi (anche se è assai più vasto il ventaglio degli argomenti toccati) la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, pubblicata il 25 maggio scorso. Rinnovo anche qui l’invito a non fermarsi ai riassunti di una Enciclica mirabile, che merita e anzi esige una lettura integrale, attentamente meditata, per coglierne fino in fondo il messaggio potente rivolto non solo ai credenti ma all’intera umanità.
L’avvento dell’intelligenza artificiale, e la crescente accelerazione con cui procedono, in una sorta di autoalimentazione, il suo utilizzo e il suo sviluppo, pongono del resto interrogativi di non poco conto non soltanto alla scuola, ma all’intera umanità.
Da questa inquietudine scaturisce la riflessione su un altro aspetto che mi preme sottolineare parlando dell’adolescenza: ed è la paura del futuro con cui le adolescenti e gli adolescenti di oggi devono misurarsi, immersi in un contesto che definirei di “instabilità planetaria”.
La delusione per le mancate speranze di una solidarietà post-pandemica e l'esplosione di conflitti vicini, dominati da logiche neoimperialiste, rendono incerte le prospettive sui possibili nuovi equilibri fra le potenze e rischiano di privare i giovani di un necessario orizzonte di senso che alimenti l’impegno a farsi protagonisti di un futuro migliore. Per loro stessi, e per la comunità di cui fanno parte.
Davanti alla crisi di autorevolezza che colpisce la figura dell'adulto, la scuola, per quanto possibile, resta un pilastro fondamentale per la formazione della persona, la convivenza civile e la tenuta democratica. E dico “per quanto possibile”, perché non andrebbe mai dimenticato che la scuola non è certo l’unica “agenzia educativa” investita di responsabilità, troppo spesso eluse da chi dovrebbe farsene carico.
Voglio chiudere queste mie riflessioni con una nota di fiducia e di speranza, pur avendo fin qui sottolineato soprattutto aspetti che suscitano inquietudine e preoccupazione. Senza nessuna concessione alla retorica, e al netto di superficialità e strumentalizzazioni che in casi del genere sono sempre un rischio inevitabile, io credo che la sensibilità in tante occasioni espressa da ragazze e ragazzi in età adolescente su grandi temi come la pace e la tutela dell’ambiente (solo per citarne due fra i più ricorrenti e importanti) sia un segno confortante, come tale da accogliere, sostenere, valorizzare.
Il segnale che esiste, in una società troppo spesso dominata dalla delusione, dall’ansia, dal qualunquismo, una riserva di energia positiva rappresentata proprio da adolescenti che, preparandosi a vivere il proprio futuro, si impegnano a costruirne uno migliore per tutti.


