
GENTE di
SCUOLA
• Elena Arestia
Dalla parte degli adolescenti
• Andrea Maggi
Le tre cose da fare per la scuola
Dalla parte
degli adolescenti
Gli adolescenti ci chiedono aiuto
e manifestano sempre più spesso
il bisogno di “essere emotivamente nutriti”.
La società intera (scuola, associazioni
sportive, famiglia) deve stare “dalla parte
degli adolescenti”: garantire esperienze “sufficientemente buone”,
sostenere durante le tempeste emotive
e promuovere le loro potenzialità.
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Psicologa, psicoterapeuta e docente
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Senza alcun dubbio, oggi, abbiamo molte conoscenze in più, anche solo rispetto a dieci anni fa, sul periodo di transizione dall’infanzia alla vita adulta.
È ampiamente superata una visione a tappe fisse e parcellizzata del processo di sviluppo, a favore di un modello più articolato costituito dall’idea di un continuum estremamente soggettivo di interazioni e cambiamenti fisiologici, intrapsichici e sociali. Esperti di diversi ambiti disciplinari hanno iniziato a confrontarsi tra loro e a condividere conoscenze scientifiche e progetti di intervento, a favore sia del sostegno alla genitorialità sia alla promozione di corretti stili di vita tra i ragazzi e le ragazze delle nostre città. Alla base di ciò, vi è la convinzione dell'importanza della realtà esterna (famiglia, scuola, associazioni sportive e di quartiere ecc.) nel concorrere ad una “buona” o “meno buona” evoluzione del processo di crescita.
L'adolescenza, ce lo dice anche l'etimologia della parola, “ad” (rafforzativo) ed “alere” (nutrire, alimentare), ha bisogno di rapporti “nutrienti” che siano relazioni familiari o esperienze sociali di crescita.
Conoscenze più approfondite non hanno però portato, nella maggior parte dei casi, al superamento di una visione stereotipata dell’adolescenza: i ragazzi e le ragazze vengono descritti più per le loro fragilità che per le loro potenzialità. Specie dopo il periodo della pandemia da Covid-19, c'è stato un proliferare di comunicati allarmanti sul rapporto tra giovani e salute mentale: dati OCSE hanno messo in evidenza come la pandemia, nonostante abbia avuto un notevole impatto negativo sul benessere emotivo dei giovani, non sia stata l'origine dell'aumento del loro distress mentale.
La fragilità era già inscritta “nella carne” di molti ragazzi/e: l'isolamento sociale forzato non ha fatto altro che creare ulteriori crepe.
Dato che non esiste un unico fattore in grado di spiegare le varie forme di fragilità mentale ed emotiva tra i quindicenni di oggi, possiamo sostenere che non è sufficiente, per prevenire le diverse forme di malessere, adottare singole risposte restrittive come, ad esempio, vietare i cellulari a scuola. Instabilità economiche, pressioni scolastiche, crisi dei modelli socio-familiari concorrono a creare ambienti di vulnerabilità crescente tanto quanto social media ed estrema digitalizzazione.
Da cittadini adulti responsabili occorre assumere una visione più ampia, multifattoriale ed agire concretamente: sostenere il processo di separazione/differenziazione tra famiglie e giovani e incoraggiare il processo di individuazione.
Gli adulti e la società in cui viviamo rappresentano un fondamento per la nostra crescita emotiva: presenze ed esperienze “sufficientemente buone” in senso winnicottiano garantiscono una buona base sicura per crescere. È attraverso la costruzione di una relazione con un altro o altri significativi (la famiglia, gli insegnanti, il gruppo sportivo ecc.) e attraverso la sua rottura e ridefinizione che poniamo le basi per la nostra unicità.
Famiglie e società perennemente in crisi concorrono ad alimentare disagi interiori legati ad ansia, insicurezza nel futuro, paura di non farcela.
L'interiorità tormentata degli adolescenti riflette molte volte un esterno caotico, disorganizzato, spesso ambivalente del loro luogo o modo di vita. All'inizio degli anni Venti del Duemila, il Consiglio Nazionale degli Psicologi e il Ministero dell'Istruzione hanno avvertito la necessità di accogliere le tante richieste di aiuto dei più giovani siglando un protocollo di intesa, in modo da favorire il supporto psicologico in tutte le istituzioni scolastiche italiane.
Il fine non è stato quello di medicalizzare il disagio giovanile quanto quello di promuovere, a partire dalla scuola, una rete multidisciplinare (psicologi e pedagogisti) in grado di intercettare precocemente il malessere e favorire sia interventi di prevenzione del disagio, sia di promozione della salute mentale.
Lo spazio da dedicare all'ascolto all'interno della mattinata scolastica ha avuto anche il compito sociale di creare un servizio comunitario a bassa soglia, facilmente accessibile, capace di integrare supporto psicologico, orientamento e motivazione allo studio. Prevedere la presenza di uno psicologo scolastico ha costituito e continua a costituire per molti docenti un valore aggiunto. Ipotizzare nella quotidianità della didattica anche un tempo per l'ascolto senza giudizio ha significato costruire non solo un luogo di alfabetizzazione alla salute mentale, ma anche un contesto scolastico motivante in grado di lavorare in contrasto alla dispersione scolastica. Investire in promozione della salute degli studenti e delle studentesse ha notevoli effetti positivi, sia a breve sia a medio-lungo termine.
Maggior benessere mentale nei giovani equivale anche a minor dispendio nella spesa medica generale, così come tassi inferiori di abbandono scolastico portano a più alti livelli d'istruzione e ad aumento della qualità di vita. Il benessere mentale che richiama il benessere fisico-sociale e viceversa.
Leggendo tra le righe delle tante richieste ricevute dai numerosi psicologi, che hanno lavorato in questi anni nei diversi contesti scolastici, intravediamo cosa possiamo veramente fare per i nostri giovani. Sette adolescenti su dieci chiedono di essere ascoltati da adulti autorevoli, presenti, competenti. Ogni anno cresce del 10% la richiesta di aiuto psicologico da parte dei giovani (ANSA, 2026). Non sempre è però possibile accogliere le loro richieste per mancanza di strutture o figure professionali in ambiti chiave della vita dei ragazzi. Si pensa a loro, per lo più, quando occorre agire in urgenza anziché in prevenzione. Gli adolescenti non necessitano dell'indifferenza degli altri, che siano familiari, docenti o società in generale (intesa nel suo modo di fare welfare e prevedere spesa pubblica), al contrario “hanno bisogno di stare nella mente dell'altro” (Lancini M. 2025).
Una scuola che accoglie la richiesta degli studenti e delle studentesse di essere ascoltati con empatia e competenza è una scuola che “ha nella mente i suoi ragazzi/e le loro famiglie”. In fondo, ogni buon educatore sa che non solo occorre “perdere tempo in educazione” (Rousseau, 1753) ma anche che l'educazione è un atto profondamente etico e politico: la scuola deve essere una forma di vita comunitaria in cui si diventa adulti migliori (Dewey 1938).
Gli adolescenti ci chiedono non solo di essere ascoltati ma anche di essere “nutriti”: per dare il “buon nutrimento” e aiutare a crescere è fondamentale però saper essere adulti responsabili.
La società ha il dovere morale di aiutare gli adulti a stare dalla parte degli adolescenti, sostenere “i grandi” nel complesso compito di tenere “i più giovani” nelle loro menti e nei loro cuori.
Solo con la presenza di adulti responsabili gli adolescenti potranno vedere al di là delle loro fragilità, cavalcare con resilienza le difficoltà e puntare al meglio delle proprie potenzialità. Abbiamo bisogno, specie in questo periodo storico, di trasformare il disagio emotivo in benessere psichico: abbiamo la necessità di unire le forze e le competenze e puntare alla realizzazione di una società migliore.
In tutto ciò, i ragazzi e le ragazze di oggi possono venire in nostro soccorso in quanto sanno essere resilienti, creativi, empatici, unici. Per realizzare al meglio se stessi hanno solo bisogno di un numero maggiore di adulti responsabili dalla loro parte.
Bibliografia e Sitografia
• Gigantesco A., Carbonari P., Appelgren EC., Del Re D. Cascavilla (2010), Notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità, La promozione della salute mentale, del benessere psicologico e dell'intelligenza emotiva nella scuola secondaria.
• Dewey (2020) Scholè, Pedagogia, scuola e democrazia.
• Lancini M. (2025) Raffaello Cortina, Chiamami adulto.
• Lucangeli D. (2021) Erickson, La mente che sente.
• Pellai A. (2023) De Agostini, L'età dello tsunami.
• Protocollo di Intesa tra il Ministero dell'Istruzione ed il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (2020).
• Rossi S. (2022) Feltrinelli, Mio figlio è un casino.
• J.J. Rousseau (2024) Foschi, Emilio.
https://health.ec.europa.eu/non-communicable-diseases/mental-health_it
https://www.unicef.it/diritti-bambini-italia/salute/salute-mentale/


