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adolescenti

Il cervello adolescente
tra sentire, pensare, agire
 

La maturazione del cervello 

dalla nascita evidenzia un equilibrio 

armonico tra stimoli in ingresso 

e capacità di classificarli e archiviarli secondo regole di vantaggio personale

e di condivisione sociale. 

La conoscenza dei neuromediatori 

del piacere e della conoscenza 

può guidare i modelli educativi.

Neuropsichiatra

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Uno sviluppo armonico del carattere, inteso come relazione tra il proprio sentire e il proprio agire, presuppone una sintonia temporale tra ciò che arriva ai centri della emozione e ciò che viene compreso grazie all’intervento della coscienza razionale. Quest’ultima si costruisce nel tempo con l’acquisizione di nuove conoscenze, dirette o mediate da modelli/esempi/maestri.

 

Nello sviluppo del cervello regna sovrana l’alternanza tra sensazione di piacere e di dolore e il cervello si plasma e si modella secondo la regolamentazione indotta dai neuromediatori: la noradrenalina (che aumenta la concentrazione), la dopamina (che favorisce il pensiero laterale, o divergente), le endorfine (che si comportano da anestetico rispetto a stimoli fisici disturbanti), e infine la serotonina (che agisce sull’autostima e il tono dell’umore).

 

L’emozione va lentamente a costruire una sorta di servomeccanismo necessario per fissare le varie forme di apprendimento: si ricorda meglio l’esperienza connotata da forte coinvolgimento emotivo, ma, se esso è troppo forte o traumatizzante, facilita i fenomeni di rimozione che successivamente andranno a costituire la base delle varie forme di disagio psichico.

 

Le esperienze che alimentano il principio del piacere hanno un correlato anatomofisiologico nel sistema limbico e nel modo di produrre la dopamina e la serotonina. Il cucciolo dell’uomo molto precocemente può provare piacere (cibo, carezze, suoni gradevoli, odori…), ma molto più tardi raggiungerà la capacità di classificare e categorizzare le fonti del piacere per costruire modelli razionali che consentano di prevedere, o procurare, o scambiare quel tipo di esperienze gradevoli.

 

Uno degli elementi di maggiore rilevanza nello sviluppo del “carattere sociale” del bambino è proprio la capacità di condividere le esperienze di piacere, di scoprire cioè che, grazie al complesso meccanismo dei neuroni/specchio, ogni piacere può essere aumentato, “sentito di più”, ricordato e ricercato se condiviso.

La stessa spinta alla condivisione orienta nel ricercare le regole sociali che facilitano e collettivizzano il piacere superando la tendenza, insita nell’età evolutiva, a violare le regole. La spinta a rischiare (velocità, rumori, esperienza fisiche di vario tipo...) è implicita nel concetto di sviluppo ed è molto utile nell’aiutare il bambino a riconoscere e delimitare i limiti propri e della società; ma è proprio in questo ambito che i modelli, gli esempi e le varie forme equilibrate di autorevolezza devono intervenire per aiutarlo a crescere nel rispetto degli equilibri tra trasgredire e crescere in libertà, entro le multiformi regole della condivisione sociale.

 

Un eccesso e una precocità nell’esperienza del piacere immediato, senza alcun filtro razionale o etico, inibisce la possibilità di sviluppo di quella forma di piacere superiore che è dato dalla conoscenza, intesa come consapevolezza delle sue fonti, dei modi possibili con cui procurarselo, del possibile coinvolgimento orizzontale di altri (cioè senza prevaricazione, né sottomissione).

Il vero piacere è costituito dalla gioia di essere vicino all’obiettivo, cioè il tipo di traguardo che ci si era prefissato, grazie ad un percorso di preparazione, e anche di dilazione.

 

Proprio l’addestramento alla dilazione costituisce il nucleo centrale dei modelli educativi. Il conoscere prima, il poter preparare e prevedere con l’intelletto ciò che il corpo potrà provare, costituiscono una forma stabile di modello di controllo delle pulsioni e degli istinti, quindi di educazione all’affettività, alla socialità, all’oblatività.

 

Il correlato biochimico della sensazione di piacere che, proprio perché sensazione, è circoscritta nel tempo, è costituito dall‘aumento di produzione di dopamina, mentre la produzione di serotonina accompagna e regola la condizione di benessere, che è molto più prolungata nel tempo e “narrabile” con il linguaggio della consapevolezza, dell’autodefinizione, del tempo necessario per riconoscersi, definirsi, programmarsi.

 

Il soddisfacimento di uno stato di necessità immediata, come gli istinti primari (fame, sete, sesso, sonno) procura aumento di secrezione della dopamina: però i recettori (i “sensori” che ricevono e riconoscono la dopamina) hanno una specie di limite soglia e, se sono troppo stimolati, smettono di funzionare e richiedono un incremento della quantità di molecole (che dovranno essere introdotte dall’esterno) per essere stimolati di nuovo; questo è alla base della condizione di dipendenza: tutti i percorsi di riabilitazione sono volti ad addestrarsi a dilazionare la ricerca di quel solo esclusivo tipo di piacere, grazie al confronto con altri tipi di piacere, più ragionati, più scelti, più condivisibili, più raccontabili (il vocabolario dello “sballo” è poverissimo se confrontato con la immensa poetica dell’amore, del godimento estetico, della competizione sportiva, dell’estasi mistica... tutte fonti di piacere): solo questo tempo e questo esercizio consentono al cervello di ricostituire l’equilibrio nella produzione dei neuromediatori necessari.

 

Tutta l’età evolutiva, fino alla fine dell’adolescenza, è caratterizzata proprio dall’apprendimento di come il corpo ricerca e può procurarsi il piacere. I modelli pedagogici più efficaci sono quelli nei quali si combina l’armonia tra il piacere della ricerca e quello della scoperta: la intensità e durata di quest’ultima fonte di piacere è proporzionale alla durata e intensità della fase precedente. La domanda è molto più produttiva, nel senso di una crescita cognitiva, della possibile risposta, il percorso è molto più arricchente della meta, e così via.

 

La “scarica di adrenalina”, che echeggia nel gergo degli adolescenti, in realtà segna il de profundis dell’intera esperienza: tutto finisce in quell’istante e, se vuoi procurarti la prossima scarica, sei costretto alla coazione a ripetere gli stessi gesti, fino al nuovo esaurimento dei recettori. Non hai più curiosità, non hai più stimolo alla conoscenza, all’amore, all’affettività, che ti porterebbe fuori dal TE costretto alla prigione della coazione.

 

In quella condizione non può esistere l’altro se non come coadiuvante o ostacolo al soddisfacimento del tuo bisogno; quindi, non può esistere un linguaggio con l’altro, ma solo una strumentalizzazione, che può arrivare fino alla prevaricazione e alla violenza, o alla sottomissione ricattatoria.

Grazie ai numerosi strumenti di neuroimmagine, è stato dimostrato come nelle forme di dipendenza si assottiglia la corteccia di una parte del sistema limbico (quella più connessa con le aree adibite al controllo degli impulsi e all’intelligenza dichiarativa). Tra le varie possibili forme di stimoli alla dipendenza quelle di accessibilità più precoce sono i siti pornografici o violenti tramite i dispositivi elettronici, già nelle mani dei bambini molto piccoli.

 

Le statistiche recenti ci informano dell’aumento dei comportamenti violenti di branco spesso, ma non solo, a sfondo sessuale, anche in giovanissimi.

La mancanza di controllo sugli accessi che i bambini fanno attraverso il dispositivo fa sì che essi incontrino i siti la prima volta casualmente (quando non facilitati dalla superficialità dell’adulto che ha usato il dispositivo poco prima), poi proprio grazie all’algoritmo che coglie l’interesse e vomita addosso al cucciolo tutta la pattumiera possibile.

 

Con la maturazione ormonale l’adolescente scopre il proprio corpo come oggetto di piacere, ma contemporaneamente nasce l’interesse per l’altro. Il piacere dell’amore e il piacere dello stimolo sessuale si embricano profondamente e si autoregolano in dipendenza strettissima dai modelli educativi: la violenza, la prevaricazione, la dipendenza nascono quando la sessualità resta solo genitale e trascura la parte fondamentale dell’affettività, intesa come scambio cortese, generoso e narrabile del piacere.

 

Se l’esperienza della sessualità arriva troppo presto, quando ancora regna l’egocentrismo del bambino e non è ancora maturata la comprensione del fenomeno in termini di scambio relazionale, non ci sono sufficienti elementi di comprensione culturale, non c’è ancora l’abitudine all’esercizio della dilazione del piacere, alla prevedibilità, quel giovane si avvia alla dipendenza: perderà lo stimolo alla ricerca, all’esplorazione del mondo perché tutto il suo comportamento sarà condizionato a quei pochi gesti e relazioni volte e procuragli la famosa scarica, che segnerà la morte della conoscenza.

 

Sarà violento, aggressivo, dipendente, sarà primitivo e si aggregherà in branco, dove non troverà la relazione affettiva, ma solo la moltiplicazione di quei pochissimi gerghi e comportamenti volti a un solo unico scopo; i recettori del suo cervello cercheranno sempre e soltanto la dopamina del piacere e non quella della creatività, la serotonina del benessere relazionale sarà accantonata come archeologia.

L’adolescente che emula cerca un modello a cui riferirsi per individuare quei comportamenti sociali, o quelle forme di pensiero, che possono evocare emozioni positive, selettive e riconoscibili; l’adolescente che si oppone misura i limiti e i confini delle proprie capacità espressive e di pensiero.

 

Entrambi gli atteggiamenti possono essere visti come esplorazioni all’interno del sé, alla ricerca di quell’equilibrio tra sentire, pensare e agire che consente il  miglior funzionamento possibile dei meccanismi della mente: l’adulto deve tenere la lampada e, nel percorso di ricerca, dirigere il fascio di luce verso i luoghi del sapere, esterno e interno, che sono più opportuni e utili in quel momento, lasciando che il giudizio di valore nasca piano piano e segni con etichette le tappe della conoscenza; alla fine dell’accompagnamento il giovane resterà in possesso delle componenti dell’intelligenza e saprà usarle per continuare il percorso di  ricerca nel mondo infinito dentro di sé, dentro l’altro, dentro l’universo sensibile, dentro i pensieri astratti, dietro le mappe concettuali, dentro i sentimenti, dietro i valori propri e degli altri, mentre le emozioni accompagnano e delimitano i confini, inducendo prudenza, ma anche aspettativa, entusiasmo, curiosità e, forse, felicità condivisa.

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NOTA: Il testo è un rifacimento aggiornato di un contributo della stessa autrice, non edito, nato dopo alcune considerazioni condivise in seminario di ricerca avvenuto presso l’associazione per i disturbi del comportamento alimentare “Il pellicano” di Perugia: dal seminario nacque l’iniziativa di sollecitare le agenzie educative locali e nazionali ad azioni e interventi efficaci per comprendere e prevenire gli stimoli sociali che potevano coltivare e promuovere i comportamenti problematici; con scarso successo, in verità.

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