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Qualcosa che brilla
di Michela Marzano
Attraverso la voce di un gruppo
di adolescenti e del loro psicoterapeuta, l’autrice ci conduce in un viaggio
in cui i giovani cercano di mettere
in comune le loro storie, le loro fragilità, quelle della generazione
che incontriamo nelle nostre aule,
nelle nostre case, fornendoci possibili
chiavi di comprensione e dialogo.

Ufficio Studi CISL Scuola

Michela Marzano è una filosofa che si è dedicata anche alla narrativa. Non ha per questo abbandonato la filosofia, non solo perché continua ad insegnarla all’Università Paris Descartes di Parigi, ma perché i suoi libri “incarnano” in eventi, personaggi, situazioni, temi che fanno parte della sua riflessione filosofica. Abbandonando l’habitus tradizionale della filosofia accademica, ha scelto una filosofia che non resta chiusa nella “caverna” platonica da cui pensare ciò che succede fuori, ma che ne esca attraversando la scena del mondo, con tutte le sorprese e i rischi che ciò comporta.
E allora i suoi temi sono quelli che attraversano l’odierno dibattito culturale più attento: il corpo e l’importanza che esso assume nella società contemporanea, la violenza sessuale sulle donne, le relazioni, l’amore, l’adolescenza, il vissuto personale.
Marzano ha scelto di immergersi nel mondo, di proseguire il dialogo socratico assumendone anche le posture e gli strumenti comunicativi (con i relativi rischi): Facebook, Instagram, YouTube oltre ai vecchi mezzi analogici, radio e televisione che fanno da cassa di risonanza ai temi dei suoi libri e a quelli che affronta nei luoghi del dibattito letterario e filosofico. Qualunque sia il medium non si dimentica comunque, di essere una docente. Fermi restano l’impianto logico-razionale, la chiara strutturazione del pensiero anche quando la comunicazione esprime emozioni, empatia, riferimenti a sé, alla propria esperienza personale, mostrando di non essere estranea alle modalità della parola e della riflessione femminista.
Michela Marzano ha attraversato nella sua vita professionale e personale successi e sconfitte, gioie e sofferenze, malattie e guarigioni, ferite e ricuciture di cui parla nel suo discorso pubblico: ci parla delle sue/nostre fratture, di quegli interstizi che ne sono normalmente assenti. È interprete di una generazione, la cosiddetta Generazione X definita di transizione e “invisibile”, “sintomo” della malattia della generazione precedente che, intenta alle grandi questioni che agitavano la società, non ha adeguatamente preso in considerazione quella dei suoi figli e delle sue figlie. Questi ultimi hanno ricevuto comunque il dono di potersi ribellare, la possibilità di rifiutarsi di essere completamente come i genitori avrebbero voluto.
Cosa che non è stata concessa alla generazione degli adolescenti di oggi, la Generazione Z (o generazione AnZia come si autodefinisce uno dei giovani protagonisti del libro), di cui la scrittrice ci parla in Qualcosa che brilla, edito da Rizzoli nel 2025.
Il libro è costruito attorno alle storie di un gruppo di ragazze e ragazzi Sara, Viola, Giampaolo, Luca, Irene, adolescenti tra i 15 e 17 anni che si sono rivolti, autonomamente o accompagnati dai loro genitori preoccupati dal fatto che qualcosa non andava più nei loro figli, al centro creato dallo psicoterapeuta Mauro Rolli. “Un romanzo corale che racconta le loro storie attraverso la loro voce” lo definisce la stessa Marzano.
Mauro Rolli, dopo aver lasciato il posto di lavoro in una clinica psichiatrica di Padova, si è trasferito a Roma dove insieme ad altri due colleghi ha fondato il Centro “La Ginestra”, dove pratica la terapia individuale, ma soprattutto di gruppi di parola, nei quali gli adolescenti cercano di mettere in comune le loro storie.
Allontanandosi dalla psichiatria tradizionale, rigidamente centrata sulla definizione della diagnosi e sulla prescrizione di psicofarmaci, sulla raccolta di dati, Mauro e i suoi colleghi basano il loro lavoro sull’ascolto e l’empatia, esercitando quella pazienza che permetta ai giovani di parlare di sé, seguiti dall’adulto, non perfetto, che non dà loro la certezza della guarigione, ma cui si fidano perché autentico. Ascolto e autenticità che si esprimono nel gruppo dei coetanei seguiti dall’adulto che li aiuta a risolvere i “sintomi” attraverso i quali le loro fragilità si manifestano.
Sono adolescenti che si sentono soli, anche se hanno una famiglia in cui vivono, anche se frequentano la scuola e i coetanei che frequentano anche al di fuori delle mura scolastiche, nei luoghi dei divertimenti e dello sballo, dello sport e della cura del corpo. Sono l’ascolto e la parola condivisa il primo passo verso la guarigione. L’azione terapeutica mira allora a far sciogliere quei grumi da cui nascono i sintomi, l’eccessivo ricorso al cibo o il suo rifiuto, la violenza verbale e fisica, l’isolamento sociale, l’uso di droghe, l’ansia, troppo facilmente stigmatizzati e incasellati nelle diagnosi di bulimia, anoressia, depressione, cleptomania. E quando gli adolescenti vengono ascoltati e riconosciuti per ciò che sono, non per quello che altri, gli adulti proiettano su di loro, ci si può rendere conto che essi non sono addormentati, o disinteressati o insensibili, annoiati, ma che in realtà “brillano”.
È quel “qualcosa che brilla” che gli adulti devono aiutarli a ri-scoprire. In questo percorso che non è lineare, che non si conclude mai una volta per tutte, anche gli adulti possono trovare un nuovo rilucere, un senso nuovo del loro lavoro e della loro esistenza, come succede a Mauro Rolli.
Marzano ha scritto il libro dopo la pandemia da Covid-19, quando al rientro in classe all’Università, che in Francia comincia a 17 anni, si era resa conto che gli studenti erano cambiati rispetto a prima, erano diventati estremamente più fragili. Dopo due anni di ricerca e di confronto nei “gruppi di parola e di ascolto”, realizzati in quel Paese proprio per far fronte a quella che è stata definita “un’emergenza nazionale” (9.000 suicidi di adolescenti all’anno e 250.000 di tentativi di suicidio). Ma il fenomeno non è limitato solo alla Francia. In Italia la sofferenza dei giovani non è mai stata così forte come negli ultimi 5 anni e anche nel nostro paese sono aumentati i casi di suicidi o fenomeni di autolesionismo.(1)
È l’ascolto ciò di cui hanno bisogno questi adolescenti, i nostri adolescenti, e nell’ascolto il riconoscimento dell’alterità, il voler essere riconosciuti nella loro diversità, unica per ognuno di noi e per ogni essere umano, da cui scaturisce l’amore. Sono elementi strettamente legati l’uno all’altro che realizzano un circolo virtuoso che si conclude con l’autostima. Questo è il percorso implicito sotteso alla narrazione, delineato dalla scrittrice.
Senza l’attivazione da parte degli adulti, genitori, insegnanti, terapeuti di questo circuito l’educazione in famiglia e all’interno dei luoghi formali di diffusione del sapere non può essere efficace.
Non si tratta comunque di ascolto generico, che nasce da un’empatia naturale che alcuni di noi hanno e altri di meno. È un ascolto che va appreso e praticato in contesti strutturati come può essere quello della formazione specifica che dovrebbe fornire gli strumenti adeguati alla gestione di classi sempre più complesse, eterogenee, diversificate nei bisogni espressi.
Gli insegnanti sono estremamente consapevoli di ciò, della necessità che siano fornite loro quelle competenze relazionali di cui hanno bisogno nel rapporto con i genitori, con gli adulti di riferimento, con gli alunni, gli studenti.
Ma accanto alla consapevolezza, serve una presa di coscienza collettiva, vorremmo dire “politica”, recuperando il significato etimologico del termine, ciò che interessa “la città”, i cittadini. Serve una politica alta e altra che si interessasse realmente a ciò per cui è stata inventata, ciò che intesse e determina le nostre esistenze. In questo senso il libro di Michela Marzano è un libro politico, di cui si consiglia vivamente la lettura anche in classe, a voce alta, silenziosamente o in gruppi, seguita dalla discussione insieme.
(1) Intervento di Laura Dalla Ragione al Festival della Scienza e della Filosofia, Foligno, 19 aprile 2026.


