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E allora che si fa?
 

La Regione Lombardia si interroga

sulla continuità operativa e sulla sostenibilità 

finanziaria post PNRR di settori cruciali come IeFP, ITS Academy e Politiche attive del lavoro. 

Di fronte a un abbattimento delle risorse l’unica soluzione è quella di appellarsi al Governo. 

Le criticità del triennio 2026-2028.

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Già Segretario Nazionale CISL Scuola, 

è stato direttore del CFP della provincia di Frosinone

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Per alcuni è una sorta di generico e preventivo invito politico rivolto al Governo a operare affinché trovi una soluzione. Per altri è qualcosa di più, che pur denunciando uno stato di fatto, alquanto difficile da governare, ha il sapore amaro del sale preso in grande quantità. Per altri ancora, quelli che non fanno troppe domande per non riceverne altrettante, è un atto politico e basta, nulla di più, nulla di meno di tanti altri.

 

Chi ci legge sta domandandosi – a ragione – di cosa stiamo parlando. I fatti insoliti, spesso incomprensibili per quanto intrigati, intrecciati e spesso ingarbugliati, trovano soluzione alla fine di un elaborato, mai all’inizio. Nel nostro caso abbiamo deciso di invertire l’ordine degli addendi. Stiamo parlando di una apparente innocua delibera emessa lo scorso 31 marzo dal Consiglio Regionale della Lombardia su specifico ordine del giorno il cui contenuto preventivo è talmente insolito da non sembrare reale. Facciamo un primo passo per chiarire ulteriormente. La Delibera affronta il tema della continuità operativa e della sostenibilità finanziaria post PNRR di IeFP, ITS Academy, e Politiche attive del lavoro sia per il triennio 2026-2028, sia nel quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034.

Il triennio 2026-2028, già in corso, è il periodo di transizione più critico e difficile da affrontare. Il PNRR esaurisce la sua spinta nel 2026, il 2027 è un anno da inventare sotto il profilo finanziario e del reperimento delle risorse, il 2028, primo anno di attuazione del Quadro finanziario pluriennale (QFP 2028-2034) dell’Ue necessita di un ulteriore periodo per avviare la programmazione e la gestione delle risorse. 

 

Con non celata preoccupazione – si legge nel DCR – la Regione Lombardia denuncia, in relazione con la fine del PNRR, il mancato aumento delle risorse ordinarie. Sul sistema regionale di IeFP l’ammanco sarà di 65 milioni di euro, come se non bastasse anche le risorse destinate agli ITS Academy registreranno un ammanco di 83 mln di euro. La realizzazione della Misura GOL che ha portato a triplicare i volumi dei disoccupati presi in carico e, conseguentemente, di servizi resi, per il biennio 2026/27-2027/28 – si legge nel DCR – non prevede risorse FSE+ sufficienti a garantire la copertura.

 

Seppure il quadro economico non sia dei più esaltanti, tuttavia, c’è qualcosa che non ci si aspetta di leggere. Facciamo il punto. La formazione professionale rivolta ai giovani in obbligo di istruzione e diritto dovere è un sistema che, ai sensi del Titolo V della Costituzione, riformato nel 2001 dall’allora Governo D’Alema, è di competenza esclusiva della Regione, di ogni singola Regione. L’organizzazione, la durata dei percorsi, le risorse stanziate, l’accesso ai percorsi, la programmazione delle attività, i titoli rilasciati in esito positivo, tanto per citare alcuni obblighi, sono di esclusiva competenza delle Regioni.

 

L’amministrazione della Regione Lombardia, come sappiamo, è sempre stata particolarmente attenta e scrupolosa custode delle prerogative esclusive che la riforma costituzionale le ha attribuito. Ma non è da sola, è in buona e numerosa compagnia. In questi ultimi anni la gestione delle ingenti risorse messe a terra dal PNRR ha generato, liberando risorse locali da investire altrove, un effetto alquanto singolare: il sistema di IeFP, costituzionalmente garantito, ha sostanzialmente modificato la tradizionale offerta professionalizzante conformandola alle Missioni previste dal PNRR. Tanto è che un gran numero dei tradizionali percorsi di IeFP, triennali e quadriennali, sono stati ricondotti e rimodellati sul sistema duale e, gioco forza, sostenuti quasi per intero con le risorse del PNRR.

Le risorse regionali finalizzate a sostenere la realizzazione dei percorsi di IeFP sono state, gioco forza, dirottate su altri obiettivi.

Venute meno le risorse del PNRR, per la generalità delle amministrazioni regionali si pone inevitabilmente il problema di come far ripartire la macchina, anche se il serbatoio della benzina è quasi vuoto e la strada da fare è ancora lunga. La soluzione intravista dal Consiglio regionale della Lombardia si traduce in un appello che, forse, è una prima crepa nel sistema delle autonomie differenziate.

 

Il Consiglio invita il Presidente della Giunta e gli Assessori competenti a intervenire in tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee e, in particolare presso il Governo, affinché la regione Lombardia abbia una strategia di sostenibilità per garantire la continuità operativa e il finanziamento dei servizi finanziati dal PNRR in ambito IeFP, ITS Academy e Politiche attive del lavoro nel post-giugno 2026. Le risorse anche extra FSE+, si ribadisce nell’appello, devono assicurare la copertura finanziaria di settori cruciali  come  IeFP,  ITS  e  Politiche  Attive  di  lavoro  nel  triennio  2026-2028  e  nel  periodo  di programmazione 2028-2034 della Politica di Coesione. Come non condividere le aspettative e gli obiettivi della Regione, che prima tra tutte ha evidenziato il pericolo?

 

Insomma, per farla breve, se il sistema lombardo dell’Istruzione e della Formazione Professionale deve continuare a esistere – ed è bene che sia così – è necessario che lo Stato intervenga con fondi adeguati a garantire la qualità e la quantità e soprattutto la continuità dell’offerta formativa. Il richiamo alle politiche attive del lavoro e all’ITS rimanda, per ovvie ragioni, alla recente riforma del 4+2, che potrà marciare nella direzione voluta dal Ministro Valditara solo in presenza combinata ed in collaborazione stretta con l’IeFP. Il puntello dell’IeFP nella riforma del 4+2 è essenziale.

 

La “questione lombarda” non riguarda questa sola regione è, con specificità territoriali e politiche diverse, un problema nazionale che urge di una soluzione complessiva. Per capire meglio è opportuna un’ulteriore riflessione su una incoerenza del sistema lombardo, condivisa strumentalmente da non poche altre amministrazioni: la Regione Lombardia vuole che il Governo centrale intervenga per garantire la continuità e la qualità del suo eccellente sistema. Tuttavia, ancora oggi l’amministrazione regionale non riconosce l’unicità del CCNL per la FP, lasciando, più o meno, mano libera a quegli Enti che hanno scelto di giocare al ribasso sulle spalle del personale e soprattutto dei ragazzi in obbligo di istruzione e diritto dovere. Insomma, chiede, ma non concede, quello che in altre regioni è un obbligo di legge.

 

È innegabile che, se il sistema di istruzione professionalizzante, denominato IeFP, fosse governato da un unico Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, sottoscritto da tutte le OO.SS. maggiormente rappresentative, la richiesta di una partecipazione delle risorse statali per la sostenibilità e la continuità operativa del sistema formativo, avanzata da tutte le Regioni, avrebbe un peso specifico maggiore. Come è noto a tutti, è l’unione che fa la forza. È il caso di ricordare che la riforma della disciplina sui CCNL e della conseguente rappresentaività categoriale, in fase di realizzazione da parte del CNEL, va intesa nella direzione di individuare un solo contratto collettivo di riferimento per ogni categoria.

 

La Regione Lombardia, con il suo Decreto del Consiglio regionale, potrebbe aprire la strada a una nuova stagione, assumendo un ruolo di primaria importanza all’interno della Conferenza delle Regioni. La crisi innescata dalla conclusione del PNRR e sopratutto del Programma Gol nel triennio 2026-2028, così bene evidenziata dal Consiglio regionale, sta producendo i suoi nefasti effetti anche sul rinnovo del secondo biennio economico del CCNL 2024-2027 per la FP e già proietta la sua ombra sul suo stesso rinnovo 2028-2032. Il mancato intervento del Governo in generale, e dei Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione su questi temi rischia di aprire soprattutto una drammatica vertenza nazionale sugli attuali livelli occupazionali.

 

E allora che fare? Lo scorso 25 marzo la CISL Scuola ha lanciato, in un convegno sulla riforma Valditara, una articolata proposta per uscire dalla crisi, in accordo con quanto la Conferenza delle Regioni aveva già in precedenza elaborato con una chiarezza che ancora oggi stupisce e convince per la sua attualità. Per la CISL Scuola il Governo deve garantire a tutti i giovani il diritto di accesso ai percorsi professionalizzanti di IeFP. Per attuare il diritto costituzionale all’IeFP il Governo deve predisporre una nuova Legge Quadro che, nel rispetto delle prerogative delle Regioni in materia, garantisca parità di accesso a tutti i giovani, indipendentemente da dove risiedono. Occorre riformulare una più restrittiva normativa sull’Accreditamento delle strutture formative, garantendo la possibilità di accedere alle risorse europee, nazionali e regionali esclusivamente a quegli Enti che rispettano i Livelli essenziali delle prestazioni.

Anche alla luce della più recente normativa sul cosiddetto salario giusto (D.L. 30 aprile 2026, n. 62), occorre che il CCNL per la FP, oggi attenzionato e adottato anche da Enti impegnati nella formazione continua, sia riconosciuto e applicato in tutte le Regioni. Occorre istituire un articolato ed efficiente sistema di aggiornamento del personale dipendente, anche attraverso il ricorso ai Fondi paritetici. Occorre un finanziamento certo e stabile a partire dalle Unità di costo standard europeo che garantisca l’operatività e la continuità dei percorsi. 

 

Insomma, per la CISL Scuola la IeFP deve continuare a operare, fosse solo per rispettare le scelte dei ragazzi e delle famiglie; per fare questo occorre una legislazione nazionale che garantisca uniformità di trattamento ed elevati e controllati standard qualitativi in tutte le Regioni. La conclusione del PNRR apre la strada ad una nuova stagione. L’occasione va colta.

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